FERNANDO PESSOA (...
a pezzi)
Non dire nulla,
Supporre ciò che dirà
la tua bocca silenziosa
è come udirlo già.
Udirlo è meglio
di come lo diresti.
Ciò che è non affiora
dalle frasi e dai giorni.
Sei migliore di quello che
sei.
Non dire nulla: so.
Grazia del corpo ignudo
che invisibile si vede.
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Se qualcuno un giorno bussa
alla tua porta,
dicendo che è un mio emissario,
non credergli, anche se sono io;
ché il mio orgoglio vanitoso non ammette
neanche che si bussi alla porta irreale del cielo.
Ma se, ovviamente, senza che
tu senta
bussare, vai ad aprire la porta
e trovi qualcuno in attesa
di bussare, medita un poco. Quello è
il mio emissario e me e ciò che
di disperato il mio orgoglio ammette.
Apri a chi non bussa alla tua porta.
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Dormi sopra il mio seno,
sognando di sognare...
Nel tuo sguardo leggo
un lubrico vagare.
Dormi nel sogno di esistere
e nell'illusione di amare.
Tutto è nulla, e tutto
un sogno finge di essere.
Lo spazio nero è muto.
Dormi, e, addormentandoti
sappi cordialmente sorridere
sorrisi discordare.
Dormi sopra il mio seno,
senza pena né amore...
Nel tuo sguardo leggo
l'intimo torpore
di chi conosce il nulla-essere
di vita, gaudio e dolore.
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La morte
è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, odo il tuo passo
esistere come io esisto.
La terra è fatta di
cielo.
La menzogna non ha nido.
Mai nessuno s'é perduto.
Tutto è verita e camino.
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Passi indugiano sull'erba
tra chiaro e chiaro di luna .
Tutto è aroma e selva.
Si sente qualcuno passare.
Passa, premendo lieve
il suolo smentito dalla luna,
in un pallido tenue sorso
per un premere lieve.
E' elfo. è gnomo, è fata
la forma che niuno vede?
Ricordo: non ci fu nulla.
Sento, e il rimpianto ha fede.
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Ogni cosa che faccio o medito
resta sempre a metà.
Se voglio, voglio l'infinito.
Se faccio, nulla è verità.
Che nausea mi resta di me,
se guardo quello che faccio!
La mia nima è lucida e ricca,
e io sono un mare di alga:
un mare ove fluttuano lenti
frammenti di un mare di là...
Volontà o pensieri?
Non lo so e lo so bene.
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Viaggiare! Perdere paesi!
Essere altro costantemente,
non aver radici, per l'anima,
da vivere soltanto di vedere!
Neanche a me appartenere!
Andare avanti, andare dietro
l'assenza di avere un fine,
e d'ansia di conseguirlo!
Viaggiare cosi è viaggio.
Ma lo faccio e non ho di mio
più del sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.
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Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d'essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.
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Se potessi mordere la terra
intera
e sentirmi il sapore,
sarei per un momento più felice...
Ma io non sempre voglio essere felice.
Ogni tanto è necessario essere infelici
per poter essere naturali...
Non tutti sono i giorni di
sole,
e la pioggia, quando manca, la si invoca.
Perciò prendo l'infelicità e la felicità
naturalmente, come chi non si sorprende
che esistano monti e pianure,
che esistano rocce ed erba...
L'importante è essere
naturali e tranquili
nella felicità e nella infelicità,
sentire come chi guarda,
pensare come chi cammina,
e in punto di morte, ricordarsi che il giorno muore,
che il tramonto è bello e bella è la notte che resta...
Cosi è e cosi sia...
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Contemplo il lago silenzioso
che la brezza fa rabbrividire.
Non so se penso a tutto
o se tutto mi dimentica.
Nulla il lago mi dice,
né la brezza cullandolo.
Non so se sono felice
né se desidero esserlo.
Tremuli solchi sorridono
sull'acqua addormentata.
Perché ho fatto dei sogni
la mia unica vita?